SCEMPIO DEL VERDE PUBBLICO

In tutte le principali città è in corso un’operazione sistematica di abbattimento degli alberi, presentata come necessaria per motivi di sicurezza e riqualificazione urbana. In realtà, questa trasformazione nasconde fini più profondi e non dichiarati, legati a una visione ideologica e strategica ben precisa.

La distruzione del verde pubblico – in particolare di alberi secolari e storici – contribuisce alla cancellazione della memoria collettiva e del legame con il passato.

Alberi e paesaggi radicati nella storia vengono eliminati per creare un ambiente neutro, decontestualizzato, pronto a essere riscritto secondo nuovi codici.

Ma c’è anche un aspetto tecnico, meno discusso ma non meno rilevante: gli alberi, soprattutto quelli di grande chioma, attenuano e degradano la propagazione delle onde elettromagnetiche.

In un contesto di espansione massiva delle reti 5G, basate su frequenze più elevate e sensibili agli ostacoli fisici, la presenza in del verde urbano rappresenta un limite naturale alla piena diffusione del segnale.

L’abbattimento degli alberi diventa così anche un atto funzionale alla costruzione di un’infrastruttura tecnologica pervasiva, dove ogni spazio deve essere perfettamente connesso, trasparente, monitorabile.

Questa operazione rientra in una logica di omologazione urbana, dove la città diventa uno spazio piatto, sterile, completamente sorvegliabile e funzionale.

Un ambiente del genere è ideale per il controllo sociale, l’applicazione di tecnologie invasive e la costruzione di città “intelligenti” governate da algoritmi e burocrazie digitali.

Riducendo la complessità e la vitalità del paesaggio naturale, si prepara una città uniforme, compatibile con un modello globale post-identitario, dove ogni elemento deve essere standardizzato e tecnicamente ottimizzato.

Al di sotto di tutto questo c’è un fine antropologico: abituare le persone a un mondo spoglio, artificiale, dove il rapporto con la natura, la bellezza e la storia viene reciso.

Si educa la popolazione a vivere in un ambiente disumanizzato, a interiorizzare la sorveglianza, ad accettare l’assenza di radici e di significato.

L’uomo viene ridotto a utente, cittadino funzionale, consumatore silenzioso.

Di fronte a questa trasformazione, non si può restare spettatori. Serve consapevolezza, reazione e una presa di posizione netta contro chi, con il pretesto della modernità e del progresso tecnologico, sta svuotando le città della loro anima, sostituendo la vita con la connessione, la naturalezza con l’artificiale, la libertà con la sorveglianza, l’umano con il transumano.

DOCUMENTI CHE CONFERMANO IL TAGLIO DEGLI ALBERI SOPRA I 3 METRI NELLE CITTA’ PERCHE’ COSTITUISCONO OSTACOLO ALLE RADIOFREQUENZE MILLIMETRICHE IMPIEGATE DAL 5G/6G

  1. Ordnance Survay: Final Report – “5G Planning – Geospatial Consideration”
  2. “Report Environment – The effect of the built and natural environment”

Sono centinaia le segnalazioni da parte di cittadini, comitati ambientalisti e articoli di giornali locali e nazionali dove si denuncia il taglio indiscriminato e arbitrario di alberi sani alla base del tronco, in totale assenza di motivazioni plausibili documentate da tecnici agronomi (es. rischio di caduta, malattia o privazione della luce a pannelli solari) come si evince dalla raccolta di documentazione in merito presente nella video inchiesta del Giornalista Massimo Mazzucco: “5G: La strage degli alberi“.

E in atto una la strage di alberi che si sta compiendo in moltissime città e paesi italiani e in Sardegna oltre che nei boschi, agevolata da UE con la Direttiva Red II e dal TUFF che hanno identificato negli alberi una fonte di energia “rinnovabile” per incrementare l’affare Biomassa). Inoltre sono centinaia gli studi scientifici che dimostrano come gli alberi disturbano il buon funzionamento delle tecnologie che impiegano bande di radiofrequenze millimetriche/ microonde EMF.


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