Il colonialismo energetico-militare in Sardegna è sfruttamento del territorio sardo a fini strategici militari e di produzione energetica da parte di enti esterni, a discapito delle necessità locali e con un impatto ambientale e sociale devastante. L’isola ospita vasti poligoni di addestramento NATO e siti di sperimentazione di armamenti, e si posiziona come un hub per l’esportazione di energia, che la rende sia un “laboratorio” per l’industria bellica che un “ostaggio” per l’iperproduzione di energia che serve per alimentare la tecnologia 6G e il sistema di controllo interoperabile con intelligenza artificiale, obiettivi portati avanti la retorica di una fraudolenta Agenda globalista della transizione energetica e del presunto e discutibile modello di “sviluppo sostenibile” che nei fatti con l’ecologia, con l’etica e con la sostenibilità hanno ben poco a che fare.

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